Oliver Stone è un maestro nella realizzazione di film schietti. Immagine dopo immagine - in quello che il regista definisce "cinema del risveglio" - affronta argomenti grandi e controversi e rasenta l'assalto filmico del pubblico per far capire il suo punto di vista. La guerra artistica di Stone, evidenziata in film molto visti come Platoon e JFK, gli ha procurato il plauso di uno dei pochi registi di Hollywood di successo commerciale che non ha paura di realizzare film audaci e significativi e gli ha procurato critiche come un autoconsacrato detto della verità su qualunque argomento il suo sguardo si ponga. Il suo stile provocatorio ha innescato un'enorme risposta critica, con interviste, recensioni e commenti che si contano a migliaia - notevoli soprattutto per un regista il cui primo film degno di nota, Salvador, è uscito nel 1986. In questa valutazione approfondita della vita e dell'opera di Stone, Frank Beaver non solo utilizza la ricca risposta ai film per informare la propria analisi, ma sostiene che anche il regista l'ha utilizzata. C'è, suggerisce Beaver, "una simbiosi significativa tra la risposta critica e la pratica continua nell'emergere di Stone come regista unico". Beaver esplora il modo in cui la critica ha innegabilmente contribuito a plasmare il corso delle idee e delle tecniche cinematografiche di Stone.
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