"Ho scritto poesie prima di scrivere qualsiasi altra cosa", dice Susan Abulhawa, stimata autrice e attivista sociale palestinese-americana, nell'introduzione al suo primo libro di poesie, My Voice Sought the Wind. Questo nuovo lavoro segue il suo acclamato romanzo, Mornings in Jenin, che è stato tradotto in 32 lingue da quando è stato pubblicato nel 2010. My Voice Sought the Wind presenta cinque anni delle migliori poesie di Abulhawa sui temi senza tempo dell'amore, della perdita, dell'identità e della famiglia, portati in vita attraverso le sue vivide osservazioni e intime riflessioni personali. Parla per esperienza personale, con uno stile romantico, ma venato di disillusione, spesso un po' triste e sempre introspettivo. Le cinque sezioni del libro riecheggiano il suo viaggio personale, dal dolore della separazione dalla sua terra natale e dai suoi ricordi amari ma nostalgici del passato, attraverso varie fasi di amore e rimpianto, attraverso l'esperienza della mortalità, fino alla riconciliazione con il futuro e alla speranza di una nuova nascita. My Voice Sought the Wind risuona con le opere di Pablo Neruda e di altre icone del canone poetico mondiale, annunciando al tempo stesso una nuova voce potente che è distintamente lirica, tipicamente femminista e tipicamente palestinese. La copertura della vite e i motivi interni del talentuoso graphic designer britannico Muiz completano la poesia evocando la lotta, il dolore, la promessa e la speranza vissuti durante tutto il processo di coltivazione dell'uva o poesie.
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