Questo è un resoconto dei secoli turbolenti in cui le forze di Roma sottomisero i popoli d'Italia, incorporarono le loro aristocrazie e crearono, entro la fine del I secolo a.C., uno stato italiano unificato di cittadini romani. Al tempo della seconda guerra punica, quando Annibale scese dalle Alpi, l'Italia era costituita da numerosi insediamenti e popoli antichi, tra cui i Galli al nord, gli Etruschi al centro, i Greci sulle coste meridionali e in Sicilia e gli indigeni Fenici in Sardegna. Gli stessi romani occupavano poco più di un decimo di quella che oggi è l’Italia moderna. Il processo attraverso il quale queste persone furono incorporate nel sistema politico romano fu violento ed efficace. Lo stato che Augusto ereditò non solo era il più grande del mondo antico, ma era ordinato e amministrato in modo efficiente dal centro romano. L'autore descrive il drammatico cambiamento nell'economia e nella politica romana durante il periodo. Esamina anche le cause e le conseguenze dei massicci cambiamenti demografici avvenuti, compresi gli effetti della riduzione in schiavitù e dell'importazione di un gran numero di ribelli individuati (tra cui, ad esempio, oltre un milione di Galli). Questa è una storia eccezionale degli anni formativi del potere romano. È scritto in modo conciso e chiaro e tiene pienamente conto degli studi recenti e delle scoperte archeologiche in Italia.
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