Venezia era unica tra le principali città italiane a non avere un proprio passato classico. In quanto tale, ha vissuto il Rinascimento in modo del tutto diverso da quello di Firenze o Roma. In questo libro innovativo, Patricia Fortini Brown si concentra sull'età dell'oro di Venezia - dal XIII al XVI secolo - e mostra come sia stata influenzata dall'antichità, dalla sua eredità bizantina e dalla sua stessa esperienza storica. Attingendo a resti della cultura vernacolare come iscrizioni, medaglie e resoconti di viaggiatori, a scritti umanisti e antiquari più eruditi e, soprattutto, all'arte del periodo, Brown esplora il senso in evoluzione del passato di Venezia. Inizia con il tardo Medioevo, quando Venezia cercò di inventare un passato civico dignitoso attraverso oggetti, immagini e testi. Passando ai secoli XIV e XV, discute della raccolta e della registrazione di antichità e dell'incorporazione di forme e motivi romani nel tessuto urbano bizantino e gotico. Nota, inoltre, l’emergere di una nuova retorica imperializzante nella sua scrittura storica. Verso la fine del XV secolo, Brown osserva l’appropriazione personale di motivi e prerogative classiche per celebrare non solo lo stato, ma anche l’individuo e la famiglia, e la fabbricazione di un mondo perduto di mito pastorale e fantasia archeologica nell’arte e nella letteratura vernacolare. Attraverso l'adozione di un vocabolario letterario e architettonico dell'antichità classica nel XVI secolo, la Venezia civica dimostra di rivendicare per sé un'identità universalizzante e allo stesso tempo unica.
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