"Eppure i luoghi oscuri sono il centro" sostiene George Steiner in "Il castello dell'uccello azzurro". Qualsiasi tentativo di analizzare razionalmente il fenomeno barbarico dominante del XX secolo, vale a dire l’Olocausto e il suo background fascista, sfida i limiti della comprensione umana. Il fenomeno dell'Olocausto è una conseguenza di questi "luoghi oscuri" dove ancora nelle parole di Steiner "siamo usciti dall'ordine maggiore e dalle simmetrie della civiltà occidentale". Una comprensione finale del tema va oltre i limiti della razionalità e può essere vista anche alla luce della "nessuna poesia dopo Auschwitz" di Adorno. Tuttavia, continua la necessità di tentare un “lavoro” riflessivo e creativo su questo argomento. Lo scopo del libro è studiare il rapporto tra ideologia e mito come funzionano diversamente nel dramma fascista e antifascista. Tutte le opere discusse sono costruite come una costellazione paradigmatica tra mito e ideologia, coordinata da un intento politico centrale e omogeneo. La differenza tra loro sta nel loro atteggiamento fascista o antifascista. Le opere analizzate sono state scelte per trattare una tematica comune dell'Ur-mito: la post-figurazione del ritorno del figliol prodigo e la storia della crocifissione del Nuovo Testamento. Il "gruppo prodigo" comprende opere di Franz Theodor Csokor, Ernst Wiechert e Max Frisch, il "gruppo sacrificale" opere di Otto Erler, Rainer Werner Fassbinder e George Tabori. A titolo di analisi introduttiva, il tema dell'artista e della sua missione viene trattato in due opere teatrali scritte nel periodo pre-nazionalsocialista: "Der Einsame. Ein Menschenuntergang" di Hanns Johst e la reazione di Bertold Brecht a questa opera teatrale in "Baal". Un'ultima analisi riguarda la fusione tra mitologemi e ideologemi come dimostrato in due commedie sul Nuovo Mito della Germania di Richard Eutinger e Heiner Müller.
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