In qualità di consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski (1928-2017) guidò la politica estera degli Stati Uniti in un momento critico della Guerra Fredda. Ma il suo impatto sul ruolo dell’America nel mondo va ben oltre i suoi anni alla Casa Bianca, e si ripercuote ancora oggi. La sua visione geopolitica, gli scritti accademici, le frequenti apparizioni sui media e i consigli politici forniti a decenni di presidenti, da Lyndon Johnson a Barack Obama, lo hanno reso il grande stratega americano, un ruolo che solo Henry Kissinger poteva rivendicare. Entrambi gli uomini emigrarono dalla turbolenta Europa nel 1938 e conseguirono il dottorato di ricerca negli anni '50 ad Harvard, allora l'emblema dell'università della Guerra Fredda. Con la loro ascesa alle responsabilità globali, gli Stati Uniti avevano bisogno di professionisti. Accademici ambiziosi come Brzezinski sostituirono presto le vecchie figure dell’establishment che avevano impantanato il paese in Vietnam, e trasformarono il modo in cui l’America conduceva la politica estera. Justin Vaïsse offre la prima biografia dell'immigrato di successo che ha completato un viaggio straordinario dalla sua nativa Polonia alla Casa Bianca, interagendo con influenti leader mondiali da Gloria Steinem a Deng Xiaoping a Giovanni Paolo II. Questo complesso ritratto intellettuale rivela un uomo che ha avuto un peso in tutti i principali dibattiti di politica estera a partire dagli anni ’50, dalla sua posizione aggressiva nei confronti dell’URSS alla sua difesa del processo di pace in Medio Oriente e al suo sostegno a una partnership globale tra Stati Uniti e Cina. Attraverso l'esame dell'abilità politica e della visione globale di Brzezinski, Zbigniew Brzezinski solleva importanti questioni sui rispettivi ruoli delle idee e dell'identità nella politica estera.
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