All'inizio della sua carriera, il fotografo Magnum Leonard Freed (1929-2006) ha vissuto per molti anni ad Amsterdam, dal 1957 al 1970. Essendo ebreo americano, proveniente da una famiglia di immigrati russi, si è sentito a suo agio in questa città storica con il suo spirito liberale e la lunga tradizione di tolleranza verso gli ebrei. Affascinato dalla straordinaria ripresa della vita ebraica ad Amsterdam dopo l'Olocausto, dove sopravvissero solo 14.000 ebrei su 75.000, il giovane Freed ne fece l'argomento del suo primo documentario come fotografo professionista. Immergendosi nella comunità ebraica di Amsterdam per più di un anno nel 1957-1958, visitò sinagoghe, centri di studio, scuole e festività e seguì le persone nelle loro case, al lavoro e per le strade. Lavorando nel rispetto della tradizione della fotografia umanistica, Freed ha realizzato un ritratto sfaccettato e avvincente di una comunità che aveva sopportato sofferenze inimmaginabili, ma che ora stava cercando di dimenticare e ricostruire una nuova vita, dimostrando una sorprendente resilienza e vitalità. Considerandosi un autore piuttosto che un giornalista, fin dall'inizio l'obiettivo di Freed non era quello di creare un'enciclopedia della vita ebraica, ma di dipingere un'atmosfera, "per rappresentare una comunità vibrante". Si è quindi concentrato con ottimismo sulle generazioni più giovani e ha tralasciato ogni accenno all'Olocausto, come le rovine del quartiere ebraico. Questa prospettiva piena di speranza, di guardare al futuro e dimenticare il passato, sembra essere un riflesso sia della visione della vita di Freed sia dello spirito prevalente nella comunità ebraica negli anni '50. Oggi, col senno di poi, sappiamo che i traumi della guerra persistevano ancora e non potevano essere ignorati, per esplodere negli anni Sessanta e Settanta. Questa conoscenza del dolore nascosto e del silenzio conferisce alle immagini una dualità, una stratificazione storica e un senso di intensità, di cui Freed e le persone da lui fotografate non avrebbero potuto essere consapevoli. Mostra: Historisch Museum, Amsterdam, Paesi Bassi (30.10.2015-14.02.2016). All'inizio della sua carriera, il fotografo Magnum Leonard Freed (1929-2006) ha vissuto per molti anni ad Amsterdam, dal 1957 al 1970. Essendo ebreo americano, proveniente da una famiglia di immigrati russi, si è sentito a suo agio in questa città storica con il suo spirito liberale e la lunga tradizione di tolleranza verso gli ebrei. 0Affascinato dalla straordinaria ripresa della vita ebraica ad Amsterdam dopo l'Olocausto, dove sopravvissero solo 14.000 ebrei su 75.000, il giovane Freed ne fece l'argomento del suo primo documentario come fotografo professionista. Immergendosi nella comunità ebraica di Amsterdam per più di un anno nel 1957-1958, visitò sinagoghe, centri di studio, scuole e festività e seguì le persone nelle loro case, al lavoro e per le strade. Lavorando all'interno delle tradizioni della fotografia umanistica, Freed ha realizzato un ritratto sfaccettato e avvincente di una comunità che aveva sopportato sofferenze inimmaginabili, ma che ora stava cercando di dimenticare e ricostruire una nuova vita, dimostrando una sorprendente resilienza e vitalità. Considerandosi un autore piuttosto che un giornalista, fin dall'inizio l'obiettivo di Freed non era quello di creare un'enciclopedia della vita ebraica, ma di dipingere un'atmosfera, "di rappresentare una comunità vibrante". Si è quindi concentrato con ottimismo sulle generazioni più giovani e ha tralasciato ogni accenno all'Olocausto, come le rovine del quartiere ebraico. Questa prospettiva piena di speranza, di guardare al futuro e dimenticare il passato, sembra essere un riflesso sia della visione della vita di Freed sia dello spirito prevalente nella comunità ebraica negli anni '50. Oggi, col senno di poi, sappiamo che i traumi della guerra persistevano ancora e non potevano essere ignorati, per esplodere negli anni Sessanta e Settanta. Questa conoscenza del dolore nascosto e del silenzio conferisce alle immagini una dualità, una stratificazione storica e un senso di intensità, di cui Freed e le persone da lui fotografate non avrebbero potuto essere consapevoli.00Mostra: Historisch Museum, Amsterdam, Paesi Bassi (30.10.2015-14.02.2016).
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