"Presupposti errati, fini eccessivi e confusi, serviti da un misto di mezzi controproducenti, inadeguati, mal gestiti e, a volte, scandalosi": il verdetto di Stanley Hoffmann sull'invasione americana dell'Iraq porta con sé un'eco inquietante della sua visione del fallimento americano in Vietnam. Anche se non si tratta del Vietnam, per Hoffmann la guerra in Iraq è pur sempre un segno che l’America è andata nella direzione sbagliata. In questo libro, descrive i molti modi in cui l’amministrazione Bush, in particolare nella sua determinazione unilaterale di fare guerra a Saddam Hussein, ha intrapreso una “operazione di distruzione” degli schemi di cooperazione internazionale del secondo dopoguerra, e suggerisce un processo attraverso il quale le democrazie potrebbero raggiungere un accordo su quando intervenire collettivamente in aiuto delle nazioni che soffrono sotto regimi oppressivi. Hoffmann prosegue analizzando come gli Stati Uniti rischiano di rimanere intrappolati in Iraq e offre le sue idee sulle strategie più efficaci sia per ritirare le forze statunitensi sia per aiutare il paese a raggiungere la democrazia e la stabilità sotto la supervisione multilaterale. "Troppo spesso", rileva, "questa amministrazione ha dato, a molti americani e ancor più agli stranieri, l'impressione di essere ubriaca di potere...." Se vogliamo combattere efficacemente il terrorismo, dovremmo lottare non per un arrogante impero americano ma per "un ritorno alla realtà, al buon senso e alla moralità".
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