Sulle tracce dell'elefante africano, Jeremy Gavron ha intrecciato una storia straordinaria che è allo stesso tempo un'avventura, un'indagine filosofica e un ritratto inquietante ed evocativo dell'Africa. L'elefante rivelato dalle sue esplorazioni è un essere fortemente sociale, fedele ai suoi simili, spesso traumatizzato dallo sconvolgimento del suo branco e persino in grado, secondo alcuni esperti, di comprendere la propria situazione difficile: il valore mortale delle sue magnifiche zanne. Per Gavron, la lotta per la sopravvivenza dell'elefante è anche una potente metafora della battaglia più ampia della vecchia Africa per sopravvivere nell'Africa moderna della Coca-Cola, delle armi automatiche e dei dittatori con conti bancari svizzeri. Nei suoi viaggi, Gavron ha incontri illuminanti e talvolta comici con la maggior parte dei maggiori esperti di elefanti in Africa, nonché con famigerati bracconieri, contrabbandieri di avorio e famosi elefanti stessi. Lungo la strada esplora anche altri sentieri e ascolta altre voci, dai Pigmei della foresta ai ricchi cacciatori in safari, dai discorsi delle capanne di fango al messaggio silenzioso del palazzo in rovina di un Ozymandias africano. "L'Africa non cede facilmente il suo cuore, i suoi segreti", apprese Gavron nei suoi anni come corrispondente in Africa. "Deve essere avvicinato indirettamente, di traverso." Questo è l'approccio che Gavron adotta attraverso la scelta di soggetti inquietanti e risonanti, dall'ultimo elefante del Burundi e la storia della gomphothera primordiale al sogno di un re del diciannovesimo secolo - un tempo una grandiosa fantasia coloniale, ma ora il germe di un'idea che può indicare la via da seguire sia per l'elefante africano che per il meraviglioso e assediato continente in cui vive.
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