"Protagora è un sofista, i sofisti sono i nemici di Platone, quindi Protagora è un bigotto di Platone. La conclusione di questo sillogismo richiede però alcune sfumature. Protagora è infatti per Platone una figura esemplare, un avversario di cui deve esporre le teorie in tutta la loro coerenza per poterle confutare seriamente. Questo libro si inserisce quindi nel tema classico della contrapposizione tra filosofia e sofismi. Ma limitandosi a esaminare la nozione di misura nei suoi diversi aspetti, si rivela la vera questione del dibattito tra Platone e Protagora: la democrazia, perché, con la sua affermazione che "è la misura di tutte le cose", Protagora incarna la democrazia, i suoi principi e i suoi valori. In lui, non è solo un regime politico, è un modello teorico che si estende a molteplici ambiti e porta a porre domande difficilmente eludibili: come concepire il rapporto tra competenza tecnica e conoscenza? l'identità del soggetto nel processo della memoria? Che cosa garantisce l'unità della città? Tutte le risposte "democratiche" fornite da Protagora a queste domande pongono a Platone delle sfide che egli non può non raccogliere. Così si comprende ciò che Platone deve a Protagora 4 di copertina.
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