• Antichità pagana - Atene e Ionia: La scoperta, nei nuovi frammenti del Lessico di Fozio, della definizione latente di apaulia, primo giorno di tutti i riti nuziali nell'Atene classica, permette di stabilire l'ordine autentico di questi riti nella complessa procedura della donazione della sposa (ekdosis). Inoltre, l'epaulia, secondo giorno, è definita come la cerimonia opposta a quella precedente. Ma affinché il vincolo coniugale si instauri bisognerà attendere, il terzo giorno (anakalyptèria), la rimozione del velo nuziale, rito che segna l'integrazione della sposa nell'oikos del marito e il suo passaggio allo status di donna. • Cristianesimo - Mondo bizantino: A partire dal IV secolo, San Giovanni Crisostomo volle imporre nuovi significati ai riti matrimoniali, per renderli conformi alla morale del cristianesimo. Rivelare è quindi vietato. Così, per tutto il periodo bizantino, la rottura fu evidente nel significato attribuito al velo nuziale. Le fonti iconografiche rappresentano la sposa con la corona in testa, nuovo simbolo della sua elevazione sociale allo status di moglie, o addirittura della costituzione del matrimonio. • Sparta - poliandria: La poliandria praticata a Sparta è la più antica attestata sul suolo europeo. Minacciata da una classe maggioritaria sconfitta, questa società di guerrieri affronta un acuto problema demografico e inventa misure istituzionali molto interessanti per la ricerca antropologica. Analizziamo quindi il ruolo del marito primario della madre quando non è il padre biologico del bambino, la convivenza dei coniugi e la forma adelfica di questa poliandria. Il confronto con altre società (Tibet, Guayaki del Paraguay, Lele del Kasai ecc.) servirà come strumento di riflessione per costruire il modello spartano.
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