Biografia
Antonio Pennacchi (Latina, 26 gennaio 1950 – Latina, 3 agosto 2021) è stato uno scrittore italiano. == Biografia == Pennacchi è nato a Latina nel 1950, discendente di operai provenienti dall'Umbria da parte paterna e di coloni provenienti dal Veneto da parte materna , giunti nel Lazio in occasione della bonifica dell'Agro Pontino. È uno di sette figli, tra cui il giornalista Gianni Pennacchi e l'economista e politica Laura Pennacchi. Si dedica sin da giovanissimo alla politica, ma, a differenza dei fratelli, che aderiscono tutti alle organizzazioni di sinistra, si iscrive al Movimento Sociale Italiano; ben presto entra però in contrasto con i vertici del partito e viene espulso. Dopo una lunga riflessione si avvicina al marxismo, aderisce ai maoisti dell'Unione dei Comunisti Italiani (marxisti-leninisti), partecipando così alla contestazione giovanile del Sessantotto. Nel frattempo inizia a lavorare come operaio alla Fulgorcavi (poi Alcatel Cavi) di Latina, dove rimarrà per oltre trent'anni. Alla fine degli anni settanta entra nel Partito Socialista Italiano, quindi nella CGIL, dalla quale viene poi espulso. Entra allora nella UIL, passa al Partito Comunista Italiano e di nuovo alla CGIL, da cui è nuovamente espulso nel 1983. Lascia quindi la politica e consegue la laurea in lettere all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", approfittando di un periodo di cassa integrazione, iniziando così l'attività di scrittore. Il suo romanzo di esordio, Mammut, riceve 55 rifiuti da 33 editori (a qualcuno lo spediva più di una volta dopo averne cambiato il titolo), prima di essere pubblicato da Donzelli nel 1994: il libro vince il Premio del Giovedì. Nel 1995 arriva Palude, vincitore del Premio nazionale letterario Pisa, dedicato alla sua città, e nel 1998 Una nuvola rossa, in cui narra una vicenda ispirata al delitto dei fidanzatini di Cori, avvenuto l'anno prima nell'omonima cittadina laziale e che aveva avuto grande risalto sulla cronaca nazionale. Nel 2001 lascia l'editore Donzelli e passa alla Mondadori, con la quale pubblica nel 2003 l'autobiografico Il fasciocomunista, vincitore del Premio Napoli. Dal romanzo è stato poi tratto il film Mio fratello è figlio unico, per la regia di Daniele Luchetti, con Riccardo Scamarcio ed Elio Germano: la pellicola ha avuto un successo sorprendente al botteghino e ha vinto un premio speciale al Festival di Cannes, ma lo scrittore ha fortemente polemizzato con il regista perché nella seconda parte del film la trama del libro è stata stravolta. Dello stesso anno è la raccolta di saggi Viaggio per le città del Duce (Asefi). Del 2005, invece, i saggi de L'autobus di Stalin (Vallecchi). Nel giugno del 2006 esce la raccolta di racconti Shaw 150. Storie di fabbrica e dintorni. Risale a questo periodo la sua collaborazione alla rivista Limes; alcuni suoi scritti sono apparsi anche su Nuovi Argomenti, MicroMega e Nouvelle Revue Française; frequenta inoltre l'Anonima Scrittori. A partire dal 2007, l'autore è impegnato in